Morbo di Dupuytren

Il morbo di Dupuytren è una malattia cronica progressiva della mano che interessa il palmo della mano,più precisamente l aponeurosi palmare, e determina una flessione permanente, progressiva ed irriducibile delle dita. Non coinvolge pertanto i tendini infiltrandoli, ma solo la fascia fibrosa palmare sovrastante gli stessi e lasciandoli in tal modo indenni.

CAUSE

Si tratta di una patologia o malattia della mano abbastanza frequente.
Le cause sono sconosciute ma vi è sempre una predisposizione familiare spesso è associata a malattie sistemiche quali il diabete, alcolismo, epilessia.

DIFFUSIONE E FREQUENZA

Colpisce da 3% al 13% della popolazione europea,con prevalenza del sesso maschile, età superiore a 40 anni. La razza nordica è più frequentemente interessata.
Le dita più facilmente coinvolte sono il 5° ed il 4°, mentre è abbastanza rara la localizzazione al 1° raggio.
Può interessare anche il piede e viene denominato morbo di Ledderhose ed il pene chiamato morbo o malattia di La Peyronie.

SINTOMI

I sintomi sono rappresentati inizialmente dalla comparsa di noduli sottocutanei, seguiti dalla formazione di cordoni palpabili e ombelicature cutanee, con una retrazione progressiva in flessione delle dita lunghe (più frequenti il quarto e il quinto) con e impossibilità all’estensione delle dita. Possono concomitare altri sintomi quali il prurito al palmo della mano, soprattutto negli stadi più gravi di retrazione.
Può avere un’evoluzione rapidamente progressiva causando grave invalidità.

FASI CLINICHE

  • Stadio 0: comparsa iniziale di noduli o corde in assenza di flessione delle dita
  • Stadio 1: flessione e retrazione di 1 o più dita fino a 45°;
  • stadio 2: flessione e retrazione delle dita fino a 90°;
  • stadio 3: flessione e retrazione delle dita con un angolo compreso tra 90° e 135°;
  • stadio 4: flessione e retrazione delle dita con angolo compreso tra 135° e 180°.

DIAGNOSI

La diagnosi è essenzialmente clinica, basata sull’esame obiettivo eseguito dallo Specialista, con l’esatta stadi azione della malattia, utile per il trattamento.

TERAPIA

La terapia può essere conservativa o chirurgica.
La terapia conservativa ai casi in stadio 0.
Il trattamento chirurgico è riservato agli altri stadi.
Esistono 3 possibilità di trattamento:
1) Intervento classico con incisione cutanea, asportazione del tessuto fibromatoso patologico, eventuale plastica di allungamento cutaneo nei casi di grave retrazione;
2) Cordotomia percutanea, consistente nella lacerazione dei cordoni fibrosi tramite un ago attraverso la cute, evitando quindi l’incisione della cute;
3) Attualmente si può adottare un 3° metodo che è un sistema poco invasivo, innovativo, efficace, alternativo alla chirurgia;questo consiste nell infiltrazione di un farmaco chiamato collagenasi (chiamato XIAPEX) che provoca lo scioglimento dei cordoni retraenti e quindi il ripristino dell estensione del dito.
Viene eseguito in 2 fasi:
1) Infiltrazione del cordone con il farmaco
2) Dopo 24 ore, previa anestesia locale, si effettua l’estensione forzata del dito con ripristino della funzionalità.
Questo trattamento ha indicazioni ben precise e cioè solo sulle dita lunghe, di stadio non superiore al terzo, non effettuabile su recidive chirurgiche, in pazienti diabetici, che siano stati sottoposti in precedenza a terapia infiltrativa con cortisonici.
Non necessita di ospedalizzazione ma consiste soltanto di un trattamento ambulatoriale.
Questo tipo di terapia è effettuata soltanto da medici specificatamente formati e autorizzati ed i cui nominativi e Centri di appartenenza possono essere visualizzati sul sito della SICM (Società Italiana di Chirurgia della Mano).

RIABILITAZIONE

La riabilitazione dopo il trattamento del morbo di Dupuytren è il passo successivo, fondamentale ed indispensabile per una buona riuscita, un recupero funzionale più rapido e completo.
Consiste in sedute di fisiochinesiterapia ed eventuale utilizzazione di tutori.

COMPLICANZE

Le complicanze più frequenti sono: lesione dei fasci vascolo-nervosi che decorrono ai lati dei tendini, ritardo nella cicatrizzazione della ferita chirurgica, infezioni, recidive.
Importante è sapere che la recidiva si può verificare anche dopo 10 anni in caso di intervento chirurgico classico, mentre è più frequente e precoce (entro 5 anni) nei trattamenti poco invasivi.

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